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Ricetto Medioevale

Pubblicato in Blog
Posted by  Venerdì, 06-02-2023
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Il Ricetto di Candelo è una struttura fortificata sorta nel XIV sec. per iniziativa e volontà della popolazione locale allo scopo di conservare e difendere i beni più preziosi della comunità:un "castello" del popolo costruito per proteggere i tesori della terra, soprattutto vino e granaglie.

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Come per gli altri ricetti piemontesi, sorti nel periodo che va dalla fine del XII a tuto il XV secolo, anche il ricetto di Candelo nasce come architettura spontanea: i contadini, attivi in piccoli e sparsi centri abitati, cercavano di proteggere il raccolto da estorsioni, predatori e saccheggiatori. Nucleo fortificato a difesa delle derrate ma anche del popolo, fungendo infatti da vero e proprio rifugio temporaneo per la popolazione in tempo di guerra o pericolo emminente. Attestato per la prima volta in un documento del 1343, il complesso venne costruito su un terreno di proprietà dei signori Vialardi, ma successivamente fu riscattato e divenne possesso e simbolo della comunità. Mancano dati circa la natura giuridica del beneall'atto della sua fondazzione e le notizie storiche pervenute sono tarde; però quando la comunità candelese fece atto di dedizione spontanea ai Savoia nel 1374 viene già citato il borgo. Le revendicazioni di proprietà collettiva in contrapposizione alle pretese feudali si verificarono a Candelo e si risolsero nel lodo del 1499 tra Sebastiano Ferrero, il feudatario e la comunità, con l'affermazione del Ricetto come " bene collettivo" non suscettibile di apropriamento escusivo da parte del nobile locale, che dovette limitarsi a costruire un palazzoall'interno del Ricetto, il palazzo del Principe.

Il vocabolo di receptum, di origine latina, col senso di ricovero, rifugio, compare nelle fonti scritte dell'area piemontese nel XII sec.,, mentre ritezum era di uso abituale nel linguaggio parlato. Non sempre è possibile stabilire, con le fonti di archivio rimaste, se il ricetto nasce come silos fortificato o come alternativa al castrum, o ancora come area fortificata per le prime case di borghi di nuova fondazione, o come ristrutturazione e rivisitazioni di strutture preesistenti fortificate.

L'impostazione urbanistica del Ricetto è costituita dalle predette mura che racchiudono 12 isolati interni: 8 centrali, 3 definibili di circondamento. La forma generale del ricetto è pentagonale, irregolare ed occupa una superficie, di circa 13.000 metriquadrati, una delle maggiori di tutto il Piemonte. Il perimetro misura 220 m di larghezza per 120 m  circa di lunghezza. inoltre è posto nel punto meglio difeso, o meglio difendibile del paese, ovvero sul limite di un altopiano rivolto verso il declivio sul torrente Cervo, a sud e con un preesistente fossato secco, a nord, in seguito riempito per la costruzione della piazza e del palazzo comunale. l'impianto viario del ricetto è costituito da cinque rue parallele (rua, francesismo per "strada", "via") in direzione NE-SO (la più a nord si biforca nell'ultimo tratto) e da due vie perpendicolari, le rue traverse .Negli isolati centrali le cellule edilizie sono disposte su due maniche parallele e separate solamente da una ritana, con funzioni di spazio taglia fuoco, di ventilazione ed igiene, larga circa 65 centimetri. lungitudinalmente le cellule sono ammorsate tra di loro, legate da grossi scampoli di pietra, appena sbozata. In questo senso , le coperture si suddividono ogni qualvolta si separaun blocco. In corrispondenza delle cuciture murarie, generalmente cambia anche la copertura, rispettando i principidell'elasticità delle strutture, e dell'unicità e della ripetività dei moduli. Negli isolanti di circondamento le cellule edilizie sono, invece, disposte su di una manica singola che corre affiancata al terrapieno contro le muraglie.Per megli spiegare è utile sapere come prima del1878, quando le cellule di questi ultimi isolatinon giungevano  ancora fino alle mura perimetrali, vi fosse un terrapieno che separava le muradalle dalle cellule, e che aveva una altezza pari al piano terra delle sudette cellule. Questo terrapieno correva lungo i lati sud-est, ovest. La sua porzione contro le mura del lato sud, quello della torre, era chiamato terrazzo del castello. Dopoil 1878, invece, sui lati ovest e sud-est(il lato sud era già stato risistemato a casa comunale) le cellule furono prolungate fino alle mura.

La cinta muraria che segue il perimetro del complesso, ha forma pseudo-pentagonale, tranne il lato sud, ora occupato dal palazzo comunale costruito nel 1819 sul progetto dell'architetto Nicola Martignano Tarino. La cinta muraria perimetraleè a sacco, di spessore mediodi ca.80 cm, in ciotoli tondi a spina di pesce prelevati dal vicinotorrente Cervo, con coronamentomerlato, conci uniti da poca malta e senza stillature. Laddove la muratura veniva"modernizzata" con laterizio pieno veniva eseguiti motivi decorativi a fascia, di tipo elementare. Negli anni '80 delnovecento la cinta a nord crollò in un tratto e venne in seguitorestaurata,  cosi come venne consolidatae ripristinata tutta la muratura del lato sud est. Tutto intorno al muro perimetrale, sul lato interno, correva il camminodi ronda in travi e assito di legnodi cui permangono alcune mensole di sostegno in pietra con scanalatura centrale nel lato nord.Una via di lizza, ora per lo più scomparsa per tre quarti a causa del prolungamente di alcune case nel XIX sec., correva lungo tutto il perimetro delle mura,per agevolareil compito dei difensori. Il lato sud-est della viadi lizza, ricompresa tra le antiche muradel Ricetta e la prima cortina di cantina tra le due torri, è stato ripristinatocon un intervento del Comune di Candelo tra la fine degli anni "90" del novecento e i primi anni 2000.La struttura del ricetto si basasul principio dell'agregazione di cellule edilizie, generalmente di piccole dimensioni e di carateristiche simili: un locale a piano terra o seminterrato , con funzioni di deposito vero e proprio chiamato celleria, con funzioni sempre più legate alla vinificazione o seminterrato; un locale al piano superiore chiamato solarium, secco ed arieggiato, ideale per la conservazionedelle granaglie, tenute lontane dall'umidità. Ilcollegamento tra il piano alto e il piano terreno avveniva all'esterno, ataverso scale mobili di legno, appoggiate alle lobie, le balconate esterne  in legno, od alle aperture esistenti.Gli angoli del ricetto sono protetti da torri rotonde, in pianta rotonda e in muratura di ciotoli connesse alla cortina con blocchi di diorite e tutte in origini aperte verso linterno con vano cilindrico suddiviso in impalcature lignee di diversi piani. Le torri Ovest sono state inglobate con l'edificazione  del palazzo Comunaledue torri circolari di dimensioni e forme nettamente diverse : la più antica è quella più alta, chiusa e modificata alla fine del XVI secolo per essere adattata a prigione. La torre più bassa e tozza attualmente sede dell'ufficio tecnico comunale, fu realizzata in epoca più tarda e nel corso del tempo subì rimaneggiamenti e trasformazioni.

La Torre Porta, in apparecchio murario e merlata, costituisce l'unico punto di accesso al Ricetto, dalla piazza Castello, in passato era servita da un ponte levatoio a scavalco del fossato secco, le strutture di servizio del quale sono state trovate nel corso  di scavi archeologici del 1989. Un massiccio parallelepipedo, quasi interamente in mattoni, tranne il basamento costituito da massi di pietra squadrati, decorati a fascia e merlature di coronamento. La torre presenta due aperture verso l'esterno: un passo carraio più grande e un varco più piccolo e secondario destinato per il passaggio pedonale. La copertura in coppi a quattro falde è stata aggiunta presumibilmente nel XVIII secolo. Attualmente la torre-porta ospita il piano primo della sala per la Giunta Comunale coperta da volta apadiglione, mentre i restanti livelli non sono utilizzati, provvedendo però in tempi recenti all'inserimento di un'ordinatura di consolidamento in legno. Affiancati alla Torre Porta trovano lungo due volumi, a due livelli fuori terra, che ospitano parte degli uffici comunali. In particolare, al piano terreno, sul lato sud, si trova la sede della Pro loco Ufficio Accoglienza Turistica, che presentano volte a padiglione in mattoni a vista, collegata con una scala interna agli uffici comunali al piano primo. Alla destra della torre-porta vi è un'altr torre angolare rotonda, la torre est, aperta e con merlature a coda di rondine, attrezzata nei primi anni XXI secolo con scala a chiocciola con pianerottolo sommitale utilizzato come punto di osservazzione. Al centro del lato nord, tra le due torri angolari rotonde, si trova la torre di cortina: è massiccia, quadrata, aperta e costruita quasi interamente  con grandi massi squadrati; con coronamento in mattoni di epoca s. Oltr allo scopo difensivo, fungeva e funge ancora oggi, da collettore per lo scarico di acque e liquame di tutta l'acqua superficiale del Ricetto. Nel tardo XIX sec. si provvide alla riparazione di questo sistema fognario. Nelcorso del tempo, tutto il percorso perimetrale fu soggetto a ripetute trasformazioni. La via di lizia cadde in disuso e il terrapieno sottostante fu svuotatoper creare altri locali adibiti a cantina o depositi, cui si accedeva attraverso piano terra, dalle rue interne. in seguito anche lo spazio suvrastante fu coperto dalla presecuzione del tetto, trasformato a due falde. anche le torrifuronoin taluni casi coperte e didibiti a locali magazzino. Nel 2001l'Amministrazione Comunale intraprese un vasto intervento di recupero delle mura e si decise di eliminare queste modificazioni, ripristinando il percorso perimetrale, ma solo lungo il lato est.Parte integrante del Ricetto è il Palazzo Comunale, sorto su progetto dell'architetto Nicola Martignano Tarino, sudirettiva di un dispaccio napoleonico che imponeva alle amministrazionicomunalidi predisporre spazi pubblici decorsi e dirapresentanza delle istituzioni territoriali pubbliche. Larchitetto Tarino stilò un primo progetto nel 1816, che non fu realizzato e che prevedeva di includere nella nuova progettazione anche la torre-porta di ingresso al ricetto. Nel 1817 il Tarino presentò un secondo progetto, poi realizzato, in cui la nuova costruzione risultò in stile neo classico sopraevando la manica di cellule a ridosso delle mura senza modificare la torre-porta.Il Ricetto è anche museo del paesaggio storico e naturale della civiltà dllla vitivinicultura. Nel borgo sono presenti tre allestimenti permanenti, due cellule Ecomuseali della vitivinicultura, di proprietà comunale e una cellula diproprietà privata, allestita a cura della Pro Loco, La casa del Contadino. Le cellule ecomuseali sonocomplementari tra di loro: in una sono contenute le botti in legno e molteplici strumenti di vinificazione antichi nell'atra alcuni pannelli didattico-espositivi hanno il compito di far comprendere ai visitatori la funzione originaledel ricetto quale cantina comunitaria.Le due cellule fanno sistema con la Casa del Contadino, a memoria dlla cultura popolare del territorio, costruendo gli ambienti della vita domestica dei contadini candelesi. Gli oggettiesposti documentano le condizioni ambientali, economiche, sociali e culturali in cui sono stati creati.All'interno del ricetto è possibile individuare alcuni edifici che si contraddistinguono e non sono inquadrabile nellacategoria di " cellula base " precedentemente descritta.

La Cantina del Torchio, che è stata trasformata nel XVIII sec. al fine di ospitare l'antico torchio. Data la mole di quest'ultimo fu neccessaria l'interruzione della ritana che separava le due maniche di cellule di questo isolato. La grossa pietra di contrappeso, utile al funzionamento della macchina, riporta la data incina del 1763. Attualmente lacellula ospita un ristorante.

La Sala Cerimoniale, adibita in passato per le sedute del consiglio comunale è utilizzata in genere come sala di rappresentanza, che un tempo ospitava un torchio per vinacce simile a quello della cantina del Torchio, di cui oggi rimane solo la grossa pietra che fungeva da contrappeso, con data incisa 1687. Oggi utilizzata come sala convegni, sala di rappresentanza e sede di mostre temporanee in comcomitanza degli eventi del borgo.

Il Palazzo del Principe e la Torre annessa, inserimento volumetrico fuori scala e in lieve disassamento rispetto agli edifici circostanti, domina la piazzetta interna di ingresso del Ricetto e sottolinea l'importanza e il potere di chi ne decise la costruzione per farne la propria dimora. Al feudatario locale Sebastiano Ferrero il duca Carlo di Savoia, con un documento del 9 febbraio 1489, concesse di costruire " unam domum fortem sive una castrum", come ampliamento di cellule preesistenti, che vinivano in parte sventrate, come testimonea la complessa stratigrafia dei fronti esterni lungo la seconda rua. La presenza del nuovo feudatario sicuramente comportò una modifica alla struttura difensiva del Ricetto, che venne presumibilmente potenziata. Pregevole la presenza di una finestra in cotto crociata, analoga a qulle esistenti al castello di Gagliano. Palazzo e Torre videro molteplici utilizzi e funzioni nel corso del tempo: una parte al primo piano fu adibita a teatro nel XIX sec., la torre divenne abitazione per diverse famiglie di rifugiati del Polesine e in tempi recenti assunse, con la manica a sud ruolo di residenza privata, non senza cospicui rimaneggiamenti, mediante l'introduzzine di elementi estranci alla archittetura originaria del ricetto. Recentemente i fronti esterni e le coperture sono stati oggetto di restauro conservativo , con il quale sono state eliminate diverse aggiunte quali ad esempio i balconi sul fronte ovest. Nel 2013 le strutture murarie sono stateanalizzate mediante termografia a infrarossi da parte dell'istituto per i Beni Archeologi e Monumentali del CNRmostrando le diverse fasi di costruzione  e i rifacimenti successivi  che anno portato all'aspetto attuale .

Le Cantine di Crono, cantine museali sede del Centro Documentazione Ricetti e attualmente adibite a laboratori didattici, spazi espositivi e manifestazioni, suddivisibili in tre "blocchi".

  • 1) la cellula A o cantina Bracco, dal nome dei proprietari precedenti, costruita dopo il 1811, poichè non compare nel catasto napoleonico occupa lo spazio che consentiva alla via traversa di congiungersi con il camminamento sul terrapieno lungo le mura, ovvero la via di lizza. Al piano terreno, la cellula si sviluppa per tutta la profondità della manica sino alle mura, con copertura del tipo a vela in mattoni.
  • 2) La cellula B o cantina degli amici, in origine di un modulo di mq 6 x 6 ma anch'essa come la precedenteè stata ampliata svuotando il terrapieno che la separava dalle mura, però in questo caso il prolungamento hacoinvolto anche il primo piano, come visibile dalla situazione riportata dal catasto del 1956.
  • 3) La cellula C,che presenta un fronte esternotra i più interessanti di tutto il complesso. Al piano terra l'accesso ègarantito da due portali, di cui uno a sesto acuto. Lapparecchio murario esterno è costituito , al piano terreno, da grandi blocchi squadrati, mentre, al piano primo, da grandi ciotolidi fiume disposti a spina-pesce (opus Spicandum). Le incorniciature dei due portali di ingresso sono in doppia fascia in mattoni, mentre le finestre binnate al piano primo presentano invece archetti con ghiera a due teste, con mattoni disposti di piatto. Sono evidenti le mensole in legno che dovranno sopportare la lobbia o balcone coperto. Le cellule sono state oggetto di ampio intervento di restauro corservativo medianteL. 4/2000 nei primi anni duemila.
  • L'ex Cinema, in quinta rua, comportò la trasformazione, presumibilmente a metà del XX secolo, dalle cellule preesistenti, con ampliamento del volume fino alla cinta muraria perimetrale. All'esterno, sul fronte lungo la rua è tuttora visibile la fascia decorativa sul portone di ingresso che indicava la presenza del cinema-teatro, in passato l'edificio ha ospitato anche una filatura. Attualmente è utilizzato come deposito della Pro Loco.
  • L'edificio antica sede dlla Società di Mutuo Soccorso Operaio - attualmente sede Vigili Urbani ( al piano terreno e primo) e Archivio Storico Comunale (al piano secondo).La cantina ha subito notevoli trasformazioni nel corso dei secoli, tra cui un sopralzo del quale resta traccia molto precisa in una data scritta sopra ad una finestra dell'ultimo piano (1724).Come appare dal largo impiego del laterizio nella facciata, impreziosita da una balconata a due piani con graziosi archetti a coronare i balconi stessi, le prime trasformazioni devono sicuramente risalire al alcuni secoli prima del sopralzo del 1724. All'osservatore apppare come un corpo estraneo al ricetto , avvicinando nelle movenze l'aspetto dei fabbricati civili , che si possono trovare nel paese . La balconata, in particolare, presenta caratteri singolari e tracce di una stratificazione complessa. Gli archi e la colonnina che adornano il balcone del primo piano, appaiono posteriori ai sette murari che lo reggono.Sulla sinistra , inoltre, è presente la traccia della tromba delle scale, a chiocciola (come si può desumere dal prospetto bombato) , che un tempo potevano essere utilizzate per l'accesso ai piani alti e che erano accessibili dall'esterno del fabbricato.
  • La cellula diventerà sede di attività culturali e musicali collegate al Centro Documentazione Ricetti.
  • L'attuale piazza Castello si estende al di sopra del fossato sudoccidentale del Ricetto.Nel corso di scavi archeologici nel 1989 e nel 2016-2018 sono venuti alla luce i resti delle strutture del ponte di accesso attraverso la porta.La sezione occidentale della piazza era occupata da edifici abitativi e produttivi, demoliti tra il 1818 e il 1822 in occasione della risistemazione dell'area che portò anche alla costruzione del palazzo comunale. In tale occasione fu anche demolito un rivellino quattrocentesco che fortificava l'accesso al Ricetto, in corrispondenza della porta, ad ovest del fossato. Gli scavi archeologici del 2016-2018 ne hanno riportato in luce le fondazioni , mostrando come tutta l'area di piazza Castello sia legata alle vicende del Ricetto fin dalla sua edificazione.
  • Il percorso fuori le mura, parte integrante della visita al borgo e oggetto di intervento di valorizzazione da parte dell'Amministrazione Comunale nei primi anni 2000, parte da piazza Castello, a destra dell'Ufficio Accoglienza Turistica. Particolarmente suggestivo è questo itinerario extra moenia , che costeggia il perimetro delle mura proseguendo lungo il pendio a mezza costa, da Piazza Castello scendendo alla via dei Mulini. Il ricetto appare come una fortificazione forte e vigorosa, capace di difendere la popolazione che l'ha costruito. Attraverso la via acciottolata, si arriva a un balcone naturale, dove si possono ammirare molti dei castelli dei dintorni e il complesso cintato del borgo in una suggestiva prospettiva.
  • Poco più in basso, si scorge la roggia Marchesa, derivata dal torrente Cervo e fatta costruire nel 1561 dai Ferrero Fieschi, feudatari di Candelo. Dal prato si percorre la via costeggiando un sentiero a ridosso delle mura fino alla via del Lavatoio, anch'essa acciottolata, un tempo utilizzata dalle donne per raggiungere, dal paese, i lavatoi innestati sulla vicina roggia Marchesa.
  • Proseguendo ancora si arriva a un percorso acciottolato in salita, che delimita il lato ovest e riconduce in piazza Castello.
  • Nel 2013 è stata realizzata una campagna di sondaggi archeologici condotti dall'Università degli Studi di Venezia negli spazi vuoti tra le mura e gli edifici o tra gli edifici.
  • Il Ricetto di Candelo ed il centro storico sono classificate come Aree di interesse archeologico e paleontologico nel PRGC vigente, come deliberato dal Consiglio Comunale n.30 del 30/07/2015, nelle quali per gli interventi che vadano ad intaccare il sottosuolo devono essere presentati gli elaborati progettuali prima del permesso di costruire alla Sopraintendenza per  il parere di competenza archeologica.
  • Il complesso del Ricetto di Candelo con il percorso fuori le  mura e tutti gli elementi architettonici che lo compongono, come individuato nella mappa catastale allegata, per il suo alto valore storico-documentario , archeologico, architettonico , storico-artistico ed etnografico costituisce un patrimonio che deve essere tutelato e conservato, pertanto riveste l'interesse culturaleai sensi degli artt.10-13 del D.Lgs 42/2004.

Arch.Alessandra Gallo Orsi

Dott.Francesco Rubat Borel

Letto 5463 volte Ultima modifica il Sabato, 03 Giugno 2023 23:14
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